Nell’attuale situazione calcistica che la nostra amata Roma sta vivendo si conferma, in qualche modo, la sua storia nel corso della quale si sono consolidate tre specifiche ed immutabili realtà. Per analizzarle e tentare di trovare le cause sull’attuale nostro momento, prendiamo avvio da quella più fastidiosa, anzi, inspiegabilmente ed antisportivamente becera: le sviste arbitrali sempre a nostro danno.
Ebbene dovremmo esserci abituati a quasi settanta anni di “sviste” ostative al procedere della squadra in campo; dobbiamo farcene una ragione; è perfettamente inutile protestare e lasciarsi prendere dal nervosismo. Quella è una storica ed inamovibile realtà che occasionalmente capita di riemergere, guarda caso però, sempre nei momenti importanti di ogni campionato.
La seconda realtà, talvolta modificata con eccezioni meravigliosamente stupende quando tutto l’insieme della Roma funzionava alla perfezione, dalla presidenza allo staff dirigenziale, dai tecnici all’intero organico dei giocatori dove, in virtù del collettivo amore per “la Roma” nella sua totalità interna ed esterna sono stati conseguiti successi malgrado il persistere di quelle inevitabili sviste.
Attualmente sembra che quella rocciosa e potente entità che, nel suo insieme, costituisce la Società Sportiva Roma, non sia più amalgamata ed indirizzata verso concreti e conseguibili obiettivi. Come tifoso vedo ed amo solo il nome ed i colori della Roma, vorrei poter amare anche tutti gli altri a partire, ovviamente, dal tecnico e dai giocatori. Da tale traballante, incerto ed insicuro stato d’animo nasce la seconda immutabile realtà: al momento la speranza di vittoria si dissolve sempre.
Molto raramente, nel torneo attuale, portiamo a termine una partita con una vittoria autorevole e sicura. Mai con le cosiddette “grandi”. Molto raramente riusciamo ad evitare una sconfitta quando andiamo sotto di un goal. Gli ultimi incontri tra grandi e meno grandi sono lo specchio di questo nostro incerto andamento, come se non fossimo capaci di vincere, come se la vittoria costituisse una nostra colpa da evitare, come se ci approfittassimo delle lacune altrui.
C’è una verità che occorre svelare a tutti i nostri giocatori anche se, ormai, la gran parte di loro sono di altre nazionalità, come in tutte le altre squadre italiane di Serie A. (Poi ci chiediamo o non ci spieghiamo le ragioni degli insuccessi della Nazionale). Ebbene, a questi ragazzi occorre far capire che non giocano in una semplice squadra di calcio ma per una compagine che, seppur squadra di pallone, costituisce sia per la storia della città di cui porta il nome e sia per l’importanza che, grazie allo stesso nome e storia, ha nel mondo intero, una vera religione calcistica e loro, in qualità di atleti e delle divise giallorosse che indossano, sono i crociati chiamati a sconfiggere gli “infedeli”.
Certo che se avessimo tanti, se non tutti, giocatori romani e romanisti, non sarebbe necessario spiegare o svelare l’immenso orgoglio di essere giocatori della Roma. Naturalmente da questa seconda immutabile, almeno per ora, realtà nasce finalmente la terza possente, unica, inconfondibile ed inimitabile realtà: la tifoseria della Roma!
Occorrono spiegazioni o chiarimenti? Forse solo per coloro che non sono tifosi della Roma non potranno mai capirlo? Non ci interessa né tanto né poco, assolutamente nulla.
Buona Roma a tutti i tifosi della Roma sempre pronti a lanciare il grido di battaglia: Forza Roma!!
Dario ’40