Il primo pensiero che ci assale, avvolgendoci con una nube di rimpianti, dopo la partita disputata contro la compagine “a strisce” che, inspiegabilmente, continua ad essere esaltata nelle trasmissioni calcistiche specializzate, questo malgrado non occupi qualche invidiabile posizione in classifica, riguarda il ripetersi delle prestazioni della nostra amata Roma. Se confrontiamo i due incontri, quello con il Napoli e quello contro i bianconeri, ci accorgiamo che hanno avuto identico andamento e conseguente stesso risultato. Tale realtà, anche se da noi accettata a malincuore, dimostra due essenziali caratteristiche della squadra che, a nostro modesto avviso, danno luogo alle stesse contraddizioni che, peraltro, sono insite solo nella Roma quindi, assolutamente indipendenti dal valore delle squadre avversarie.
Che, nel caso del Napoli, giocando in casa ed essendo al terzo posto in classifica non poteva accettare la sconfitta con la Roma, pertanto ha ottenuto il meritato pareggio. Ben altro pareggio, indubbiamente non meritato, è quello ottenuto dagli “strisciati”. Senza avviarci in un confronto tra le citate squadre delle quali sinceramente ci interessa più di nulla, tentiamo di definire ed interpretare le contraddizioni della nostra amata. Contro le due diversamente titolate compagini abbiamo evitato di vincere dopo aver lungamente gestito il gioco ed essere meritatamente andati in vantaggio per poi, in entrambi gli incontri, essere raggiunti a tempo prossimo alla scadenza. Per quasi tutto il tempo di gioco siamo stati aggressivi, cattivi, determinati, sicuri, spavaldi, freddi, intransigenti, decisi e feroci. Poi, come se la partita fosse terminata, ecco arrivare le deleterie contraddizioni comportamentali che ci trasformano in morbidi, permissivi, svagati, incerti, timorosi, atteggiamenti che consentono, non certo con meriti per entrambe le citate squadre, di sottrarci le vittorie.
Allora cerchiamo di analizzare le due sconcertanti e ripetitive contraddizioni:
- Quelle positive sono dovute, senza alcun dubbio, al trasferimento del proprio pensiero e della volontà vincente da parte del tecnico ai giocatori e da questi percepito ed accettato ovviamente oltre la sapienza e gli insegnamenti tecnici ed agonistici.
- Quelle contraddizioni negative temiamo siano proprie di alcuni giocatori che sembra non abbiano recepito interamente la determinazione e la volontà di vincere o forse la paura di vincere.S
Sapendo bene di ripetermi vorrei affermare ancora una volta, che NOI SIAMO LA ROMA!! Quindi la paura di vincere non deve appartenerci, non la conosciamo.
Buona Roma a tutti i Romanisti sempre certi della loro fede giallorossa.
Dario ’40