Non cadremo certamente nello sconforto per la sconfitta subita nella partita contro l’Inter in quanto, analizzando il felice percorso, fino ad ora, svolto dalla nostra squadra, c’era da aspettarsi quella sconfitta e non per logiche numeriche ma proprio per nostre logiche prestazionali e del calendario calcistico.
Infatti, se andiamo a vedere le compagini già affrontate, potremmo notare vari fattori e più precisamente:
– l’Inter è la prima vera grande che abbiamo incontrato.
– Le altre, seppur valide e simpatiche a modo loro, tranne una facilmente individuabile, le abbiamo battute.
– La sconfitta subito contro il Torino, buon per loro, ha un nome: Simeone, sul quale, sia pure forzatamente vista la paternità, pongo un gratuito quesito: Visto che il giocatore segna con frequenza, considerato che era sul mercato e che ni eravamo (e lo siamo tutt’ora) in cerca di un attaccante puro e prolifico, nell’azienda Roma c’è stato un qualche dirigente ce abbiamo pensato o tentato di ingaggiarlo?
La risposta, anzi, le risposte autonomone sono queste – Se si e non è stato possibile, va bene ma ci dispiace – Se no: grave disattenzione
A quanto elencato, rimanendo nella nostra logica prestaziona, occorre aggiungere che abbiamosubito solo tre gol quindi ifesa, anzi portiereinececcepbile. Attacco: solo sette miseri gol quindi sterile, quasi indifferente. Non vegano fatte spese inutili per acquisto di soggetti dalle dubbie qualità tecniche o prossimi alla pensione, oppure solo confortati dalla speranza che risultino idonei e meritevoli di giocare nella Roma e per la Roma.
Tornando brevemente alla sterilità dell’attuale nostro accatto forse, rinunciamo a comprendere gli esperimenti tattici del tecnico che, conoscendo molto bene le risorse disponibili, inventa il “Falso Nove” nella speranza di ottenere un maggior punteggio negli incontri. Non si esprimono commenti a riguardo, tentando di sperare che l’allenatore, data la sua bravura ed elevatissima esperienza, riesca a trovare un’idonea soluzione alla incapacità realizzativa delle nostre “punte” o presunte tali.
In una Roma di più o meno mezzo secolo fa c’era un problema molto simile a quello della Rona odierna; il tecnico di quel tempo, l’inglese Jesse Carver, spostò nel ruolo di primo attaccante quello che era lo stopper centrale: il gigantesco ed insuperabile Giosuè Stucchi. Il problema non venne interamente risolto ma il segnale trasmesso alla società ed alla prorpietà fu notevolmente clamoroso.
Solo nella Roma siamo capaci di eccezionalità; le cose semplici non ci piaccono…
Buona Roma, sempre e comunque, a tutti i tifosi Romanisti!
Dario ’40